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Per tutti i Rahmatullah e gli Adjmal del mondo... che nessuno se nè dimentichi mai!


STORIE


9 aprile 2007

Per riflettere sul ruolo della NATO e della guerra

Per riflettere un pò su questa giornata di sangue, vorrei mettere a confronto due parti di articolo, l'uno della Repubblica di oggi, l'altro di PeaceReporter del 27 marzo.

PEACEREPORTER:
AFGHANISTAN, RIFINANZIAMO QUESTO

Per vedere gli effetti della guerra che in questi giorni ha infuriato nella provincia basta fare un salto all’ospedale di Emergency. Le corsie sono strapiene di feriti: civili vittime dei bombardamenti dell’aviazione e dell’artiglieria della Nato e dei mitra dei soldati afgani. Le testimonianze dei sopravvissuti e dei loro parenti sono infatti concordi: dopo aver messo in fuga i talebani dai villaggi, i soldati del governo Karzai appoggiati dalle forze Isaf hanno fatto il tiro a segno sulla popolazione civile, sparando contro tutti: anziani, donne e bambini. Chiunque si trovasse a tiro.

Zadran ha 16 anni. Viene dal villaggio di Loi Manda, nei pressi di Grishk. Gli hanno tolto dalla gamba cinque proiettili. “E’ iniziata una sparatoria, poi gli inglesi, dal deserto, hanno iniziato a prendere a cannonate il villaggio. Sono corso fuori di casa, volevo scappare. I soldati afgani mi hanno sparato con i mitra, colpendomi alla gamba. In questo modo sono morte, nel mio villaggio, almeno quattro persone, tra cui due bambini e due uomini: questi due sono stati giustiziati dai militari governativi dopo essere stati arrestati senza alcun motivo. Li conoscevo, non erano talebani. Quelli se ne erano già andati”.

REPUBBLICA.IT
AFGHANISTAN, STRAGE DI MILITARI NATO

KABUL - Giornata di sangue in Afghanistan per l'Isaf, la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza della Nato in Afghanistan. Sette militari sono morti in diversi attacchi nel sud del Paese, roccaforte dei guerriglieri Taliban, il bilancio più pesante per l'Isaf dall'inizio dell'anno.
Dall'inizio dell'anno 34 militari della Nato e della coalizione a guida statunitense hanno perso la vita in Afghanistan. Nel 2006 le vittime erano state 170.




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8 aprile 2007

chi era Adjmal

Adjmal Nashkbandi era un giornalista freelance afghano di soli 25 anni. E' stato catturato lo scorso 5 marzo nella provincia meridionale dell'Helmand mentre accompagnava Daniele Mastrogiacomo per fargli da interprete in un servizio sulla roccaforte dei talebani. Avrebbe dovuto essere liberato insieme al giornalista italiano, ma così non è stato. I talebani che lo tenevano prigioniero, lo hanno accusato di essere prima una spia ed inseguito di avere uno zio che lavora per la base USA di Bagram. Ha collaborato con varie testate, tra cui Bbc, Tokyo Times e Repubblica e da circa 4 anni collaborava con Daniele Mastrogiacomo.
Di lui la stampa e la politica si è dimanticata una volta liberato l'Italiano.



Di lui non ci si può dimenticare, come dell'autista Saied Agha, a cui hanno tagliato la gola la mattina del 16 Marzo. Agha è stato imputato di essere una spia. Secondo l'accusa, avrebbe condotto già un'altra volta in auto un giornalista inglese lungo la stessa direttrice presa da Mastrogiacomo, e dopo aver individuato un covo dei talebani la zona sarebbe stata bombardata da aerei Nato. La moglie, incinta, ha appreso da Kandahar la notizia e per lo shock ha perso il bambino.

E' importante tenere in vita il loro ricordo, perchè sono due dei tanti testimoni di questa guerra assurda, perchè esistono delle responsabilità a cui qualcuno dovrà rispondere e perchè il lavoro del giornalista, del reporter in zone di guerra è una figura di fondamentale importanza. Sopratutto in tempo di conflitto la scelleratezza umana necessita di testimoni che possano raccontare quello che succede.




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6 aprile 2007

"La Guerra Addosso", di Claudio Rubino, con Vauro

E' possibile vedere il reportage di Claudio Rubino "La Guerra Addosso", con la partecipazione di Vauro cliccando su TG3 Primo Piano "La Guerra Addosso".
Reportage girato a Bakuba a nord est di Baghdad, pieno territorio del Kurdistan Iracheno, in cui è possibile vedere il confine con l'Iran e le 55 basi militari nuove che gli americani stanno costruendo a ridosso degli avanposti Iraniani.
"La ricostruzione per certi paesi afflitti dalla guerra, significa preparare quelle future" (Vauro).
Sempre nella stessa zona c'è l'ospedale di Emergency di Sulimanya, che dopo aver formato il personale locale ed aver assicurato un alto standard di assistenza sanitaria, adesso è un ifrastruttura ed un patrimonio della collettività Curda di quest'area.







(Vignette di Vauro)

 




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5 aprile 2007

VAURO SCRIVE A RAHMATULLAH

LETTERA A RAHMATULLAH DI VAURO

Caro Rahmat,
l’ultima volta che ci siamo abbracciati - era lo scorso luglio - ci eri venuto incontro a metà strada tra Kabul e Lashkargah.
Su quella strada pericolosissima ci hai poi accompagnato sino all’ospedale di Emergency, come tante altre volte hai fatto. Il tuo era un abbraccio forte, rassicurante e si leggeva nel tuo sorriso la gioia che fossimo arrivati incolumi sino lì; come poi, durante il proseguo del viaggio, si leggeva nei tuoi occhi attenti la preoccupazione, la tensione, perché ti sentivi responsabile per noi. Eri senza armi, come tutte le "guardie" di Emergency. Non abbiamo mai circolato protetti da scorte armate.
E’ vero che il logo di Emergency sulle auto è già una sicurezza, ma, e tu lo sai bene, in guerra mai nessuno è al sicuro.
Ci conosciamo ormai da molti anni Rahmat, abbiamo riso e scherzato insieme quando noi bevevamo whisky e tu the freddo.
Siamo così amici che le differenze di cultura e di religione per noi sono diventate solo un elemento di gioco. Come io, Gino, Marina, Claudio e tanti altri di Emergency siamo diventati insieme a te un po’ afgani, tu sei diventato insieme a noi un po’ italiano.
Credo sia anche per questo che quando hai raggiunto Daniele Mastrogiacomo per liberarlo tu gli abbia detto: “Adesso sei al sicuro, con me è come se fossi già in Italia”.
Lo abbiamo imparato insieme negli ospedali quanto poco o niente conti la nazionalità o la religione o la parte politica, quando il corpo è ferito. Quante volte hai rischiato, per consentire ad un “nemico” di poter raggiungere l’ospedale ad avere una chance di salvarsi: tante che, per te come per noi, è diventato un fatto naturale al quale nemmeno si pensa.
Eppure, dopo tanto lavorare a fianco di italiani, davvero un po’ italiano, seppur per gioco, ti sentivi.
E devi esserti stupito quando, il giorno dopo la liberazione di Daniele, gli uomini armati di Karzai, alle cinque di mattina, hanno fatto irruzione in casa tua per portarti via. Devi aver pensato ad un equivoco, ad un errore che si sarebbe presto risolto.
Quante volte abbiamo visto insieme negli occhi dei feriti lo stupore oltre che il dolore. Non so se mentre ti torturavano lo stesso stupore fosse nei tuoi occhi. Per il governo italiano, Rahmat, tu non sei italiano nemmeno un po’ e per la tua sorte le ragioni della politica contano più di quelle umane che abbiamo sempre condiviso.
Non avrei mai pensato di scriverti una lettera senza nemmeno sapere se un giorno potrai leggerla, perché ero sicuro di incontrarti sempre di persona quando vengo in Afghanistan.
Ti posso solo chiedere scusa e giurare che faremo di tutto perché si possa di nuovo brindare insieme, tu con il the, noi con il whisky.

Vauro




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29 marzo 2007

la cultura della pace...

Ieri Maso Notarianni, direttore di PeaceReporter, ospite all’Infedele, ha detto una verità nota da sempre, eppure davvero poco ascoltata. Il terrorismo si combatte con la pace, costruendo infrastrutture, strade, ponti, ospedali, scuole. Un paese che è in guerra da trent’anni non ha bisogno di altre bombe che gli piovono in testa, né di truppe di occupazione ad incrementare rancori, odio e amarezza. Il terrorismo è figlio dell’odio e le guerre stanno aiutando quest’odio a crescere.  Non ci dimentichiamo che oltre il 90% delle vittime di TUTTE le guerre sono civili. Per cui smettiamola di parlare di lotta al terrorismo. L’Italia che è tra i paesi che devolvono meno finanziamenti della media verso la guerra, ha appena stanziato 300 milioni di euro a questo scopo, forse qualcosa di più. Per costruire un ospedale ne bastano 2 milioni, forse qualcosa di meno.

La cultura della pace non è un utopia, ma l’unica strada possibile che un paese progredito può percorrere.

 

FIRMIAMO L’APPELLO!!!

 




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26 marzo 2007

RAHMATULLAH HANEFI, la storia

Rahmatullah ha la sola colpa di avere fatto tutto il possibile per salvare vite umane in immediato pericolo. Emergency fa appello ai mezzi di informazione perché sostengano con forza la liberazione di Rahmatullah Hanefi, che ha contribuito in modo determinante al rilascio di Daniele Mastrogiacomo.
(20.3.2007, Emergency)

 

Da martedì 20 non si hanno notizie di Rahmatullah Hanefi, manager dell'ospedale di Emergency a Lashkargah. E' stato prelevato senza nessuna giustificazione legale né tantomeno ufficiale dai servizi di sicurezza afgani alle 5.30 di martedì mattina, davanti alle case dello staff di Emergency, e da allora è stato trattenuto senza possibilità di comunicare e senza che alcuna informazione sulla sua detenzione e sui motivi che l'hanno determinata fosse comunicata alla sua famiglia o a Emergency. Solo le pressioni dell'ambasciatore italiano a Kabul, Ettore Sequi, hanno permesso di avere una conferma che Rahmatullah Hanefi si trova nella sede del National Security Department a Lashkargah per essere interrogato.
(23.3.2007, PeaceReporter)

 

Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani. Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando “con i cavi elettrici”.
Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto  potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi,  l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.
Oggi, domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un “alto meeting sulla sicurezza nazionale” presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.
Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi cinque giorni, di impegnarsi per l’immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l’avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.
(Comunicato stampa, 25.3.2007, Teresa Sarti)


 

OGGI, LUNEDI’ 26 MARZO, ORE 19.30

FIACCOLATA IN CAMPIDOGLIO




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FIRMATE L'APPELLO DAL
SITO DI EMERGENCY PER
IL RILASCIO IMMEDIATO
DI ADJMAL E RAHMATULLA





RAHMATULLAH HANEFI


Responsabile dell'ospedale di
Emergency a Lashkar-gah

Rahmatullah è tenuto prigioniero dai
servizi segreti afghani dal 20 Marzo

ADJMAL NASHKBANDI
giornalista ed interprete

Adjmal muore all'età di 25 anni
l'8 Aprile, decapitato dai taliban
che lo tenevano prigioniero .



Sabato 31 Marzo, a Roma in piazza Navona,
Emergency ha indetto una manifestazione per chidere
la liberazione immediata di Adjmal e Rahmatullah.





Lunedì 26 Marzo, in Campidoglio, si è tenuta una
fiaccolata per chidere il rilascio immediato di
Rahmatullah Hanefi, collaboratore di Emergency,
e del giornalista e interprete
Adjmal Nashkbandi








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